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La comunicazione non verbale in ambito sanitario

La comunicazione non verbale in ambito sanitario

Giuseppe Pignataro

3 min di lettura

Quando comunichiamo non lo facciamo solo con la voce, ma lo facciamo con tutto il corpo.

La comunicazione non verbale ha un ruolo molto importante anche se spesso non c’è ne rendiamo conto.

Ogni nostra espressione, ogni gesto ha un valore comunicativo intrinseco che per le persone con cui ci ritroviamo a lavorare ogni giorno, molto spesso ha più senso delle parole che pronunciamo.

Molte ricerche hanno dimostrato che se il personale sanitario ha un linguaggio del corpo positivo quando si approccia all’assistito, riusciranno ad avere una relazione molto più soddisfacente con quest’ultimo, facendolo sentire molto più apprezzato e stimato.

La capacità di comunicare è una delle caratteristiche considerate fondamentali, oltre ovviamente alla competenza.

Parlare con l’assistito mettendo allo stesso livello, assumere un atteggiamento amichevole e gentile, sono alcuni degli aspetti che fanno sentire le persone a proprio agio.

Se oltre alla valutazione meramente fisica e clinica, riusciamo a cogliere i segnali non verbali, possiamo renderci conto di eventuali stati d’ansia, di malumori, di eventuali reticenze che possono aiutarci ad avere una migliore conoscenza della persona che stiamo assistendo e che hanno anche un impatto utile anche sulla valutazione fisico-clinica.

Quando si parla di malattie, di problemi fisici, la tensione può raggiungere dei livelli notevoli e la comunicazione non verbale può aiutare la persona che stiamo assistendo a rimanere più calma e a non aumentare il livello di tensione.

In questi casi, ci sono alcuni elementi basilari che dovremmo attuare per avere una buona comunicazione non verbale:

Distanza: Bisogna sempre rispettare il cosiddetto spazio fisico personale, cioè la distanza tra noi e l’assistito, in quanto questo influisce molto sull’intensità della comunicazione.

Posizione Fisica: È importante sia la nostra posizione che quella dell’assistito. Bisogna osservare, per esempio, come la persona sta seduta, se si protende o se si allontana da noi e bisogna regolarsi di conseguenza. Se una persona si protende in avanti vuol dire che è più interessata e aperta al dialogo, meno spaventata. Se invece tende ad indietreggiare, vuol dire che si ha un certo timore e una certa insicurezza.

Un altro esempio è quello di parlare in piedi mentre l’assistito è seduto, questo atteggiamento trasmette poca attenzione e una certa frettolosità. In questo caso sarebbe meglio cercare di mettersi alla stessa altezza della persona.

Sguardo: Lo sguardo è un elemento molto importante, che è molto sottovalutato. Mantenere un contatto visivo frequente fa capire che siamo attenti e siamo in empatia con le emozioni dell’assistito, soprattutto quando le situazioni sono emotivamente intense. Bisogna però fare attenzione a non esagerare, in quando se la persona si sente costantemente sotto osservazione potrebbe viverlo come un disagio.

Mimica: La mimica è un fattore importante per entrambi gli attori di un dialogo. Osservare quella dell’assistito ci può dare molte informazioni utili in più su quello che sta dicendo e nello stesso tempo dobbiamo anche noi essere coerenti con quello di cui stiamo parlando.

Silenzio: Il silenzio è uno degli aspetti comunicativi più sottovalutati in assoluto, ma che riveste un ruolo fondamentale nella comunicazione tra le persone e a maggior ragione quando viene usato in ambito socio sanitario. Rimanere in silenzio dimostra una condivisione del momento e del sentire dell’altro, una attenzione e una accettazione della situazione che la persona si trova a vivere.

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